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Perchè una nuova UNI EN ISO 14001?

Una brochure dell'UNI. L'edizione 2015 della ISO 14001 ...

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Alternanza Scuola-Lavoro: formazione generale e specifica degli studenti

Firenze, 28 Giu – Convinti del necessario legame che deve ...

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Al via il Bando ISI 2016

di Pierpaolo Masciocchi Dal 19 aprile 2017 potranno essere ...

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Perchè una nuova UNI EN ISO 14001?

Una brochure dell'UNI.

L'edizione 2015 della ISO 14001 risponde alle più esigenti tendenze, in particolare la crescente consapevolezza delle organizzazioni della necessità di tenere conto sia dei fattori interni che esterni che influiscono sul proprio impatto ambientale, come l'instabilità climatica e il contesto competitivo nel quale operano. Garantita la piena compatibilità della nuova 14001 con gli altri sistemi di gestione (per la qualità, per la salute e sicurezza...) grazie all'adozione dello schema "HLC - High Level Structure".

Scarica il documento (693 Kb)

Fonte: www.uni.com

Alternanza Scuola-Lavoro: formazione generale e specifica degli studenti

Firenze, 28 Giu – Convinti del necessario legame che deve sussistere tra scuola e lavoro in materia di sicurezza, il nostro giornale si è soffermato più volte sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, una metodologia didattica che permette di sperimentare processi di apprendimento attivi e di favorire un percorso di attenzione alla prevenzione di infortuni e malattie professionali. E per affrontarne caratteristiche e criticità abbiamo recentemente intervistato su questo tema Cinzia Frascheri, giuslavorista e Responsabile nazionale Cisl Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Torniamo oggi a parlare di alternanza scuola-lavoro con riferimento ai materiali di un convegno dal titolo “La gestione della sicurezza nell'alternanza scuola-lavoro” che si è tenuto a Firenze lo scorso 24 maggio 2017 e che è stato organizzato dall’ I.I.S. “Leonardo da Vinci” di Firenze e dalla RESAS, la Rete delle Scuole ed Agenzie per la Sicurezza della Provincia di Firenze. Un incontro che ha raccolto e proposto utili soluzioni relativamente alle problematiche di maggior interesse riferite alla sicurezza del lavoro nell’alternanza scuola lavoro; ad esempio con riferimento agli obblighi di formazione ed a quelli connessi con la sorveglianza sanitaria. E che ha ribadito l’importanza di una stretta collaborazione tra il mondo della scuola, gli enti locali e le agenzie per la sicurezza del lavoro (INAIL, ASL, Ispettorato provinciale del lavoro, …) al fine di rendere efficace un’esperienza di grande importanza per la formazione degli studenti.

Con riferimento agli atti del convegno ci soffermiamo brevemente oggi sull’intervento “Il quadro normativo di riferimento e le criticità emerse nelle attività di alternanza”, a cura del Prof. Vincenzo Passarello (Resas).  

La relazione si sofferma innanzitutto sullo status giuridico dello studente nel percorso di alternanza scuola-lavoro  (AS-L).

A questo proposito si indica che l'alternanza scuola-lavoro, è una metodologia didattica “che si svolge sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica, nell’ambito della quale i giovani che partecipano a tale particolare esperienza formativa, non mutano la loro posizione giuridica, confermando quella di studente”.

Tuttavia, “visto il loro concreto impiego nell’attività lavorativa, non quindi meri visitatori delle strutture ospitanti, è riconosciuta a loro la piena equiparazione ai lavoratori”.

E tale equiparazione, come abbiamo ricordato più volte anche dal nostro giornale, “non trova la propria base giuridica nelle disposizioni introdotte dal quadro regolativo del progetto denominato “La Buona Scuola”, ma nel DLGS 81 del 2008  s.m., nel quale, in modo chiaro, all’art.2, comma 1, lett. a), si precisa tale condizione, che li porta ad essere soggetti alle disposizioni e procedure previste, nei termini e limiti dell’attività svolta, così come del contesto e delle condizioni di rischio a cui dovessero risultare esposti”.  

Riportiamo a questo proposito, quanto indica il D.Lgs. 81/2008.

Come definito all’articolo 2, al lavoratore è equiparato (...) ‘il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della Legge 24 giugno 1997, n.196, e di cui a specifiche disposizioni delle Leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; (…)’

In questo senso nel progetto di alternanza scuola-lavoro, “la formazione generale e specifica degli studenti, può, quindi, essere svolta dalle scuole o dalle strutture ospitanti, secondo un mero criterio di accordo in convenzione che stabilirà chi si caricherà l’onere, economico ed organizzativo”. E in ogni caso la guida operativa del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) dell’ottobre 2015 sull'alternanza scuola-lavoro “dice chiaramente, all'art.7 comma f, che la formazione specifica deve essere integrata da parte della struttura ospitante, secondo il relativo specifico profilo di rischio”.  

Per ribadire ciò il relatore fa riferimento ad un contributo, pubblicato dal nostro giornale, della dott.ssa Lisanna Billeri e dott. Gianfranco Bianucci (tecnici della prevenzione – Az. USL Toscana Centro - zona di Valdinievole): ‘è evidente che uno dei maggiori sforzi su cui le parti dovranno concentrare la propria attenzione consiste nella pianificazione della informazione e formazione da garantire allo studente lavoratore: in particolare è necessario dare evidenza delle informazioni date da parte dell’Istituto e del tipo (argomenti e tempistica) di formazione fornita; ciò al fine permettere alla struttura ospitante (Azienda) di integrare idoneamente la formazione anche sulla base della propria esperienza (organizzativa e produttiva). Se le informazioni di base (‘attività produttive in generale’) dovranno essere illustrate dall’Istituto scolastico, le particolarità (condizioni specifiche, procedure, ambienti di lavoro, misure di prevenzione collettive, DPI etc. ) del lavoro potranno essere erogate con maggiore efficacia dall’Azienda’.  

E si riportano anche alcune faq, alcune domande/risposte, pubblicate sul sito del MIUR.

Alla domanda su ‘ quale formazione sulla sicurezza è necessario garantire agli studenti in alternanza’ si risponde ‘ribadendo quanto già esplicitato dal Manuale INAIL MIUR ‘Gestione del sistema sicurezza e cultura della prevenzione nella scuola’ (pagina 233): l'impegno per l'istituzione scolastica riguarda sempre la formazione generale, che viene certificata da un attestato di frequenza e superamento della prova di verifica [...] Con riguardo, invece, alla formazione specifica, lo studente che partecipa alle esperienze di alternanza, dovrà svolgere attività di formazione di durata variabile, in funzione del settore di attività svolta dalla struttura ospitante e del relativo profilo di rischio. Detto segmento di formazione, secondo il D.Lgs. 81/2008, articolo 37, comma 1, è a cura del datore di lavoro, identificato nel soggetto ospitante, che conosce i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell'azienda. Qualora la struttura ospitante non fosse in grado di assicurare la formazione specifica, può delegare la scuola ad impartirla in relazione alla valutazione dei rischi a cui è sottoposto lo studente in alternanza rispetto ai compiti assegnati, alle macchine e attrezzature da utilizzare, ai tempi di esposizione previsti, ai dispositivi di protezione individuale forniti. Gli accordi sono definiti nell'ambito della Convenzione sottoscritta tra scuola e struttura ospitante nella quale sono dettate le disposizioni sul soggetto a carico del quale rimane l'onere della formazione’.      

E la già citata guida operativa del MIUR recita poi, all'articolo 11: ‘si ritiene opportuno, inoltre, ricordare, al fine di ridurre gli oneri a carico della struttura ospitante (ed anche delle istituzioni scolastiche) nell’erogazione della formazione specifica sui rischi di lavoro, che possono essere: a. stipulati dagli Uffici Scolastici Regionali, appositi accordi territoriali con i soggetti e gli enti competenti ad erogare tale formazione, tra i quali l’Inail e gli organismi paritetici previsti negli Accordi Stato Regioni del 21/12/2011 e del 25/07/2012;

b. svolti percorsi formativi in modalità e-learning, anche in convenzione con le piattaforme pubbliche esistenti riguardanti la formazione generale, come previsto dall’Allegato 1 dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011;

c. promosse forme più idonee di collaborazione, integrazione e compartecipazione finanziaria da determinarsi in sede di convenzione’.      

Il relatore riporta un esempio della struttura del percorso formativo:

L’intervento si conclude, infine, riportando alcune indicazioni e criticità sulla gestione della sicurezza negli stage all’estero.

Infatti se tra i compiti del dirigente scolastico c’è anche quello di “assicurarsi che la struttura ospitante lo studente, ottemperi a tutte le norme relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre che all’integrazione della formazione specifica, la Convenzione stipulata con l’eventuale azienda estera, dovrà ovviamente riportare tale prerequisito, ma le regole che tale azienda dovrà rispettare, non saranno ovviamente quelle regolate dal Testo Unico dello stato italiano”… E se in ambito di Unione Europea, partendo dalla constatazione che la normativa sulla tutela di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è di ispirazione e derivazione comunitaria, “sarà più facile avere una certa ‘equipollenza’”, cosa accadrà in ambito extra UE? Sicuramente un’equipollenza sarà più difficile.

E attualmente, conclude il relatore, “non risulta nelle varie faq del Miur, un chiarimento riguardo questa specifica problematica”. 

Il quadro normativo di riferimento e le criticità emerse nelle attività di alternanza”, a cura del Prof. Vincenzo Passarello (Rete delle Scuole ed Agenzie per la Sicurezza della Provincia di Firenze), intervento al convegno “La gestione della sicurezza nell'alternanza scuola-lavoro” (formazione PDF, 994 kB).

Fonte: www.puntosicuro.it

 

RLS: azioni nella valutazione del rischio con procedure standardizzate

Presentiamo un approfondimento sulle procedure standardizzate tratto dal Bollettino dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, Toscana RLS.

Cosa può fare l’RLS e RLST nella valutazione del rischio aziendale effettuata con le procedure standardizzate

Il ruolo del RLS o RLST nelle piccole aziende fino a 10 dipendenti è opportuno, in maggior misura rispetto a realtà produttive più grandi, che sia svolto in maniera collaborativa con le altre figure della prevenzione e in particolare il datore di lavoro. Nelle piccole imprese infatti il datore di lavoro spesso è l’unica figura di riferimento se riveste anche il ruolo di RSPP ma anche se il RSPP è esterno ovvero un consulente che interviene nei luoghi di lavoro in maniera solitamente sporadica e poco partecipe. In questo senso la funzione dell’RLS/RLST deve essere la più proattiva possibile con il datore di lavoro alla stesura di una valutazione dei rischi effettivi condivisa e coerente con la realtà, promuovendo, quando possibile, la partecipazione del Medico Competente se nominato.

Poiché nelle piccole aziende spesso il lavoro non si svolge unicamente presso la sede legale o la classica unità locale della azienda ma sia a domicilio dei clienti (pulizie, manutenzioni, etc) che all’interno di cantieri complessi o in altre situazioni lavorative esterne spesso impreviste o non prevedibili a priori, l’attenzione dell' RLS e RLST deve essere rivolta alla valutazione di tutte le possibili situazioni di pericolo per la sicurezza e per la salute in cui il lavoratore o la lavoratrice si trovi ad operare.

Alla luce di quanto sopra elenchiamo alcune possibili azioni dei RLS/RLST nella valutazione e gestione del rischio attraverso l’applicazione delle procedure standardizzate:

1) Verificare e contribuire alla descrizione dell’attività dell’azienda, delle eventuali fasi del ciclo lavorativo, dei diversi luoghi di lavoro in cui si realizza in concreto il prodotto o servizio dell’azienda.

2) Verificare e contribuire alla descrizione delle mansioni e dei diversi compiti o postazioni in cui i lavoratori/trici si possono trovare a operare

3) Verificare e contribuire alla identificazione di tutti i pericoli associati alle diverse situazioni lavorative

4) Fornire un supporto alla individuazione delle misure di prevenzione e protezione specifiche

5) Collaborare alla stesura del programma di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza

6) Fornire un contributo per l’organizzazione del primo soccorso, della squadra di emergenza nella lotta antincendio e evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato.

7) Promuovere la partecipazione tramite incontri di formazione/informazione con i lavoratori/trici

8) Proporre e concretizzare occasioni di incontri e comunicazione tra Datore di lavoro, Medico Competente e RSPP

9) Contribuire a riconoscere e descrivere i mancati infortuni o incidenti e le criticità associate.

10) Collaborare alla realizzazione del programma di miglioramento coinvolgendo e motivando positivamente tutti i lavoratori/trici

11) Proporre il riesame della valutazione per ogni cambiamento significativo del processo produttivo, organizzativo o sulla base di infortuni o segnalazione di effetti sanitari negativi

12) Migliorare le conoscenze dei comparti ove opera può essere utile al RLS Territoriale per proporre soluzioni applicate e condivise in altre aziende simili

Fonte: www.puntosicuro.it

Movimentazione dei carichi: sicurezza degli accessori di sollevamento

Milano, 16 Mag – Gli infortuni lavorativi non sono quasi mai una fatalità e se - secondo i dati e le statistiche fornite dall’Inail - un terzo degli “infortuni da utilizzo degli apparecchi di sollevamento, avvengono in occasione della scelta degli accessori ed attrezzature per la movimentazione dei carichi”, è importante aumentare l’attenzione sulla scelta, uso e controllo degli accessori di sollevamento.

 A fornire questi dati e a riportare indicazioni ed esperienze dal comparto dei fabbricanti di accessori di sollevamento è un intervento al convegno “ L’8° Rapporto Inail sulla Sorveglianza del mercato per la direttiva macchine” che, organizzato da Inail e Assolombarda, si è tenuto a Milano poco più di un anno fa (1-2 dicembre 2015).

 

L’intervento “Le esperienze dei fabbricanti di accessori di sollevamento”, a cura di Marco Ghisleni (delegato AISEM – Associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione) ricorda innanzitutto l’utilità delle schede Inail per la definizione di piani per i controlli di “apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso e relativi accessori di sollevamento” e riporta alcune semplici definizioni.

 

Infatti secondo la Direttiva macchine 2006/42/CE un accessorio di sollevamento si può definire come un “componente o attrezzatura non collegato stabilmente all’apparecchio di sollevamento che consente la presa del carico:

- disposto tra la macchina e il carico,

- oppure sul carico stesso,

- oppure destinati a divenire parte integrante del carico

- oppure immessi sul mercato separatamente”.

In questo senso catene, tiranti in fune metallica, fasce e brache (Accessori), grilli golfari e tenditori (Componenti), bilancini, ganci a ‘C’, pinze, ventose e magneti (Attrezzature) sono da considerarsi prodotti inseriti nel campo di applicazione della Direttiva Macchine”. 

 

Si ricorda poi che con il Decreto Legislativo n. 17 del 27 gennaio 2010 l’Italia ha recepito la Nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) con diverse novità, “fra queste quella di equiparare gli accessori di sollevamento e relativi componenti alle ‘macchine’ e quindi, come tali, devono, al momento dell’acquisto, ricevere la Dichiarazione di Conformità CE unitamente al Manuale d’uso e manutenzione ed essere sottoposti alle verifiche periodiche (la periodicità è indicata dal costruttore/fabbricante) e deve essere compilato il relativo Registro di Controllo che il costruttore fornisce assieme all’accessorio”. 

 

Alcune indicazioni su obblighi e responsabilità dei fabbricanti di accessori del sollevamento:

- “per fabbricante s’intende qualsiasi persona fisica o giuridica responsabile della progettazione e della fabbricazione di un prodotto al fine di immetterlo nel mercato nella Comunità a suo nome;

- le stesse responsabilità del fabbricante si applicano anche a qualsiasi persona fisica o giuridica che assembla, imballa, lavora o etichetta prodotti già pronti al fine di immetterli sul mercato comunitario con il proprio nome;

- chiunque modifichi la destinazione d'uso di un prodotto in modo tale che siano applicabili requisiti essenziali diversi o che il prodotto venga sostanzialmente modificato o ricostruito, creando pertanto un prodotto nuovo, al fine di immetterlo nel mercato nella Comunità, ha le stesse responsabilità del fabbricante;

- il fabbricante è il solo e unico responsabile della conformità del proprio prodotto personalmente sia che l'abbia immesso nel mercato a suo nome;

- il fabbricante ha la responsabilità di: progettare e fabbricare il prodotto nel rispetto dei requisiti essenziali fissati nella o nelle direttive; eseguire la valutazione della conformità secondo le procedure fissate nella o nelle direttive”. 

 

Con riferimento alla prevenzione degli infortuni sono poi forniti alcuni criteri di valutazione per l’utilizzo corretto degli accessori per il sollevamento:

- peso dei carichi da movimentare;

- dei punti di presa;

- del tipo di aggancio;

- della geometria del carico (baricentro);

- delle condizioni atmosferiche”.

Si indica poi che gli accessori di sollevamento “devono essere marcati in modo da poterne identificare le caratteristiche essenziali ai fini di un utilizzo in sicurezza. Non sono considerati idonei gli accessori sprovvisti di targhetta”. 

E riguardo agli accessori multipli è importante sapere che “le combinazioni di più accessori di sollevamento devono essere marcate in modo chiaro onde consentire all'utilizzatore di conoscerne le caratteristiche qualora esse non siano scomposte dopo l'uso”.

Inoltre gli accessori di sollevamento “devono essere depositati in modo tale da non essere danneggiati o deteriorati”. 

 

L’intervento che vi invitiamo a visionare integralmente riporta poi ulteriori dettagli (ad esempio alcune semplici regole di base per l’utilizzo degli accessori) e molte immagini esplicative.

 

Il relatore si sofferma poi sulle tipologie di controllo (con riferimento a ISO 9927:2013 e ISO 12482-1):

- ispezione giornaliera: “ispezione condotta giornalmente dal conduttore di gru o dall’imbracatore prima di iniziare le operazioni di sollevamento; consiste in un’ispezione visiva o in test funzionali;

- ispezione frequente: ispezione condotta sulla base della frequenza e della severità di utilizzo dell’attrezzatura e dell’ambiente di lavoro, entro intervalli di tempo non superiori a tre mesi (a meno di periodi di inattività);

- ispezione periodica: ispezione condotta sulla base dell’ambiente di lavoro, della frequenza e della severità di utilizzo dell’attrezzatura, entro intervalli di tempo non superiori a 12 mesi (a meno di periodi di inattività)”. 

Il documento riporta poi il profilo del personale coinvolto nelle attività di controllo (imbracatore, personale di manutenzione, tecnico esperto, …) e ricorda che i controlli condotti sull’attrezzatura “devono essere riportati su apposito registro”.   

 

Segnaliamo, infine, che l’intervento presenta utili indicazioni dei controlli da effettuare per molte tipologie di accessori.

 

Riportiamo alcuni esempi per due elementi di sospensione:

- per le funi: “controllare lo stato di conservazione per valutarne l'eventuale degrado e risalire alle cause dello stesso, osservando con attenzione le parti della fune che si avvolgono sulle carrucole/pulegge e quelle in prossimità dei punti di fissaggio alle estremità. A tal fine un utile riferimento può essere rappresentato dalla norma UNI ISO 4309:2011, che offre i criteri di valutazione (per es.: conteggio dei fili rotti, aspetto e/o misurazioni, la gravità del deterioramento) per stabilire se una fune può rimanere in servizio in sicurezza oppure è necessario sostituirla”; 

- per le catene: “evidenziare usura, pieghe, deformazioni, intagli, riduzione di sezione, allungamenti, con particolare attenzione alle zone di contatto tra le maglie, alle zone di contatto con le noci e con i rocchetti, nonché ai punti di fissaggio ai capo catena realizzati con spine. Un utile riferimento per i controlli delle catene è rappresentato dalla norma UNI EN 818-7:2008”. 

 

In conclusione l’intervento si sofferma anche sulla manutenzione.

 

Riguardo alla manutenzione periodica, si indica che, con riferimento al D.lgs. 81/2008, è previsto che (“almeno con cadenza trimestrale”) siano eseguite delle “verifiche dell’efficienza e della buona manutenzione degli accessori ed attrezzature di sollevamento, salvo diverse indicazioni riportate sul manuale d’uso e manutenzione del costruttore”.

Fonte: www.puntosicuro.it

 

Al via il Bando ISI 2016

di Pierpaolo Masciocchi

Dal 19 aprile 2017 potranno essere presentate le domande per l'accesso ai finanziamenti che l'Inail ha messo a disposizione delle imprese che abbiano adottato progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nello specifico sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto:

1.Progetti di investimento;

2.Progetti per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;

3.Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;

4.Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività.

Le domande devono essere presentate in modalità telematica. Prerequisito necessario per accedere alla procedura di compilazione della domanda è che l'impresa sia in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online Inail (Nome Utente e Password). Per ottenere le credenziali di accesso è necessario effettuare la registrazione sul portale Inail almeno 48 ore prima della scadenza del bando. Le istruzioni per il rilascio delle credenziali di accesso ai servizi online Inail sono disponibili sulla home page del sito www.inail.it nella sezione accedi ai servizi online.

A partire dalla data del 19 aprile 2017 e inderogabilmente fino alle ore 18:00 del giorno 5 giugno 2017 sul sito www.inail.it – sezione "accedi ai servizi online" - le imprese registrate avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso la compilazione di campi obbligatori, di:

– effettuare simulazioni relative al progetto da presentare;

– verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità;

– salvare la domanda inserita;

– effettuare la registrazione della propria domanda attraverso l'apposita funzione presente in procedura tramite il tasto "INVIA".

Dopo le ore 18:00 del 5 giugno 2017 le domande salvate non saranno più modificabili. Dal 12 giugno 2017 le imprese che:

– hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista;

– hanno salvato definitivamente la propria domanda effettuandone la registrazione attraverso l'apposita funzione presente in procedura tramite il tasto "INVIA";

– soddisfano i requisiti previsti per il rilascio del codice identificativo;
potranno accedere all'interno della procedura informatica per effettuare il download del proprio codice identificativo che le identificherà in maniera univoca.

Le imprese potranno quindi inviare attraverso lo sportello informatico la domanda di ammissione al finanziamento, utilizzando il codice identificativo attribuito alla propria domanda.

Le regole tecniche per l'inoltro delle domande online saranno pubblicate sul sito www.inail.it almeno una settimana prima della data di apertura dello sportello informatico.

Fonte: www.ilsole24ore.it